Provo un’attrazione fisica per il mio psicoanalista, cosa devo fare?

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Provo un’attrazione fisica per il mio psicoanalista, cosa devo fare? 2016-10-13T19:14:32+00:00

 

Provo un’attrazione fisica per il mio psicoanalista, cosa devo fare?

Transfert e Controtransfert

Parliamo di transfert e di controtransfert.

Molto tempo fa una persona mi contattò via email chiedendomi consiglio su come gestire i suoi sentimenti verso il suo psicoanalista che lei riteneva essere corrisposti. Ne nacque una breve risposta sul transfert e come questo si manifesta e l’invito a parlarne direttamente con il suo psicoanalista. Il quesito mi è stato poi riproposto più volte da amici, clienti, e formandi in psicologia e psicoterapia. Ritengo utile quindi, usando un linguaggio alla portata di tutti, approfondire la mia risposta. Sottolineo che esiste una differenza tra psicoterapeuta e psicoanalista, come spiegato qui, ma facendo riferimento ad un modello teorico psicodinamico, in questo articolo li userò come sinonimi.

Agli albori della psicoanalisi Freud si accorse che molti suoi clienti, a prescindere dal sesso e dall’età, arrivavano a manifestare una forma di innamoramento nei suoi confronti. Questo forte sentimento poteva avere sia delle caratteristiche positive (fiducia incondizionata, tolleranza, affetto) sia negative (rabbia, senso di rifiuto, paura) e oscillare costantemente tra le due posizioni, proprio come un innamorato non corrisposto il cui umore e le cui idee nei confronti dell’altro cambiano costantemente.

« Questo amore non si limita ad obbedire, diventa esigente, domanda soddisfazione di tenerezza e sensualità, pretende l’esclusività, si fa geloso, mostra sempre più l’altro suo aspetto, e cioè una prontezza a convertirsi in ostilità e vendetta, se non può raggiungere i propri scopi. Contemporaneamente, come ogni altro amore, soverchia qualsiasi altro contenuto psichico, spegne l’interesse [del paziente] alla cura e alla guarigione, sostituendo alla nevrosi un’altra forma di malattia » (Freud)

Freud chiamò questo meccanismo Transfert e la reazione emotiva a questo da parte dello psicoanalista Controtransfert. Per lui era fondamentalmente un problema che doveva essere risolto per poter proseguire la psicoanalisi. A questa prima formulazione del concetto di transfert, ne sono susseguite molte altre che hanno invece posto l’accento sull’importanza dell’analisi del transfert come elemento fondante la psicoterapia.

Buona parte degli psicoterapeuti ad orientamento psicodinamico concepiscono il transfert come la riproposizione di una modalità di relazione significativa (ad esempio la relazione genitori/figli, fratello/sorella, marito/moglie ecc) all’interno della relazione psicoterapeutica. Il transfert fa si che l’altro non sia realmente visto per quello che è, ma venga sovrapposta all’immagine dello psicoanalista quella di un’altra figura significativa ed alla relazione i connotati di una già vissuta. E’ il tentativo di gestione di una situazione normalmente estranea (la relazione psicoterapeutica) trasformandola in una ben conosciuta, spesso proprio quella disfunzionale che ha motivato la richiesta di psicoterapia. Si badi bene, in questa riformulazione del transfert non si da per scontato che la relazione proposta sia di tipo amoroso, ma potrebbe, ad esempio, essere proposto un rapporto che polarizza cliente e psicoterapeuta in una dinamica di sottomissione e onnipotenza, vittima e carnefice, giudice e imputato ecc. La reazione emozionale dello psicoterapeuta a tale riproposizione è chiamato controtransfert, esso è in stretta correlazione con quanto il cliente porta nella stanza di analisi e non è, o non dovrebbe essere, direttamente legato al vissuto personale del professionista. Facciamo un esempio, se un uomo ha un rapporto disfunzionale con la propria madre e questo si estende a tutte le donne dalle quali ricerca in modo spasmodico approvazione e accoglimento, riproporrà al proprio psicoterapeuta (soprattutto se donna) lo stesso rapporto di bambino/madre. Se la psicoterapeuta non è attenta a questo transfert ed al proprio controtransfert, potrebbe colludere con questa fantasia relazionale e non accorgersi che essere eccessivamente accogliente e disponibile, assumere una funzione materna senza elaborarla, lasciando il cliente nella dimensione di bambino senza portarlo ad essere uomo. La conclusione di tale errore è quello di ritrovarsi in una nuova relazione fallimentare che non ha sanato quella precedente.
Per darsi la possibilità di vedere ed elaborare tale potente ed insidiosa dinamica, psicoterapeuta e cliente devono attenersi a dalle regole che non gli permettono di avere una relazione di qualsiasi tipo al di fuori della stanza di analisi. Questo dovrebbe permettere di fare chiarezza su ciò che è proiezione o transfert di altre relazioni e ciò che è realmente la relazione tra i due. Questo è il motivo per il quale uno psicoterapeuta ad approccio dinamico non può prendere amici e parenti in terapia, ne tanto meno uscire a cena con i propri clienti, o alimentare rapporti e comunicazioni fuori setting. Tutte queste precauzioni, se non prese, rendono difficile distinguere ciò che viene generato dalla terapia e che si può analizzare,  e ciò che viene generato al di fuori, che non ha molto senso analizzare.
Esiste però un altro fattore, ancora più disturbante all’interno di un percorso psicoterapeutico, ma molto umano, che è il transfert dello psicoanalista. Non una reazione a quanto portato dall’altro, ma una spinta interna dell’analista che, come essere umano, ha bisogni ed aspettative. L’essere consapevole di tali bisogni e l’evitare di riproporli con chi viene in cerca di aiuto, è il motivo per il quale moltissimi psicoterapeuti fanno un proprio percorso di psicoanalisi personale.
Esiste infine la possibilità che psicoanalista e cliente si innamorino e che tale amore non sia il prodotto di transfert o controtransfert (ossia prodotto di un errore tecnico non analizzato), ma sia qualcosa che succede tra esseri umani. Succede molto di rado, ma può succedere. Non ci sono molti modi sicuri per fare questa distinzione, ma di sicuro se è corrisposto da entrambe le parti (ossia di nuovo, se non è solo una proiezione unilaterale, o una reazione ad una proiezione), chiudere la psicoterapia ed indicare un collega per procedere il percorso è il primo passo. Lasciare passare alcuni mesi, per essere sicuri di quello che si prova e che questi sentimenti non siano nati solo perché dentro un luogo protetto che agevola la comprensione reciproca, è il passo successivo.

Sul concetto di transfert potete leggere anche:

http://www.spiweb.it/elenco-voci-spipedia/5247-transfert

Sul concetto di controtransfert:

http://www.spiweb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4092:controtransfert&Itemid=879