Meccanismi di difesa

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Meccanismi di difesa 2016-11-06T14:47:34+00:00

Cosa sono i meccanismi di difesa?

I meccanismi di difesa sono un insieme di operazioni psichiche e comportamenti inconsci impiegati dall’Io con l’obiettivo di proteggersi da situazioni vissute come pericolose, sia che esse siano eventi esterni sia che derivino da conflitti interni (Lingiardi, 1996). Fu Freud, nel saggio “Neuropsicosi da difesa” del 1894, ad ipotizzare l’esistenza di questi meccanismi inconsci che definì “difese”.  Il termine “difesa” suggerisce un’idea forviante, perché richiama concetti quali quelli di protezione, blocco, reazione ad un pericolo ecc., e definire qualcuno difensivo lo connota immediatamente in modo negativo e disadattivo. In realtà molti autori in seguito hanno sottolineato che la mancanza di difese possa essere alla base di alcuni gravi scompensi psicologici, ma questa prima connotazione era pertinente al pensiero ed alle conoscenze del padre della psicoanalisi. Infatti, Freud amava le metafore militari, poiché pensava che concetti complessi ed innovativi come quelli che introduceva potevano essere meglio compresi facendo riferimento a tali tematiche. Inoltre, si imbatté per la prima volta in tali processi mentali studiando l’isteria e ne osservò principalmente la loro funzione difensiva che nel caso delle persone isteriche è quella di evitare di rivivere situazioni cariche emotivamente con meccanismi quali la rimozione e la conversione. Oggi c’è un generale accordo nell’affermare che i meccanismi di difesa sono processi inconsci che mediano tra impulsi, desideri, affetti, proibizioni e realtà esterna e che quelle che definiamo difese sono inizialmente dei modi globali, inevitabili, sani e del tutto adattivi di percepire il mondo. Gli individui non potrebbero interfacciarsi con l’ambiente esterno se non possedessero tali strumenti (McWilliams, 1994). Le difese, infatti, posseggono numerose funzioni positive quale quella di mantenere costante la propria autostima e di evitare, o comunque gestire, sentimenti troppo intensi o minacciosi, dolori insopportabili o esperienze emotive disorganizzanti. Alcuni autori hanno suggerito una loro distinzione all’interno di un continuum che va dai meccanismi più maturi e raffinati (ad esempio l’humor, la sublimazione) a quelli più arcaici (ad esempio l’identificazione proiettiva, la dissociazione). I meccanismi di difesa possono quindi essere suddivisi in due grandi categorie, in funzione del loro grado di maturità. Le difese primarie sono quelle più immature, primitive, di “ordine inferiore” (Laughlin, 1970) le quali coinvolgono il confine tra il Sé ed il mondo esterno. Esse operano in modo globale ed indifferenziato, fondendo dimensioni cognitive, affettive e comportamentali. Le difese secondarie, invece, sono più mature, evolute, di “ordine superiore” ed implicano i confini interni, come quelli tra Io, Super-Io ed Es. Queste operano trasformazioni specifiche del pensiero, del sentimento, della sensazione, del comportamento o di una loro qualche combinazione (McWilliams, 1994).

Meccanismi di difesa e personalità

Nella maggior parte delle occasioni i meccanismi di difesa hanno una funzione evolutiva ed adattiva all’ambiente, ma possono diventare disfunzionali quando l’utilizzo di una singola difesa o di uno specifico gruppo di esse diventa rigido ed eccessivamente frequente. Ma come sviluppiamo queste preferenze? Sono almeno 4 i motivi che ci spingono all’utilizzo di particolari meccanismi di difesa o gruppi di esse:

  • Il temperamento costituzionale;
  • La natura dei disagi subiti nella prima infanzia;
  • Le difese presentate e a volte deliberatamente insegnate dai genitori e da altre figure significative,
  • Le conseguenze sperimentate dell’uso di particolari difese.

La preferenza nell’uso di un gruppo di meccanismi di difesa piuttosto che un altro è alla base della distinzione tra i vari profili di personalità, mentre il suo abuso porta allo squilibrio tipico dei disturbi di personalità. Tutti abbiamo caratteristiche appartenenti a diversi stili di personalità e la tendenza a fare riferimento ad alcuni meccanismi di difesa preferenziali, ciò non porta necessariamente ad uno squilibrio o ad un disturbo. Una diagnosi di personalità (antisociale, narcisista, schizoide, paranoide, masochistica, depressiva, ossessiva, dissociativa, isterica/istrionica, borderline) è solo una sigla utile ad indicare quali gruppi di difese si possono trovare più frequentemente in quella specifica persona, dal punto di vista scientifico non è una condanna, non è un marchio e non ha connotazioni dispregiative, è il suo uso nel senso comune che spesso si connota in modo offensivo.  Sulla base del tipo e del funzionamento delle difese ed alla qualità delle relazioni oggettuali internalizzate, Kernberg (1975) ha proposto un’organizzazione gerarchica dei livelli di patologia della personalità. Questo autore divide i meccanismi di difesa in due macro livelli, quelli associati a patologie pre-edipiche e quelle edipiche. Il meccanismo difensivo meno evoluto delle patologie pre-edipiche è la scissione, la quale è correlata a negazione primitiva, svalutazione, idealizzazione e identificazione proiettiva. Associato, invece, con patologie di tipo edipico ci sono meccanismi più evoluti: rimozione, intellettualizzazione, razionalizzazione e spostamento. La distinzione, benché funzionale, è arbitraria, perché ogni difesa, matura o arcaica, può essere utilizzata da adulti sani. Per intenderci, il meccanismo della scissione, che comporta il separare, dissociare, in modo netto componenti contradittorie dello stesso oggetto (buono/cattivo, bello/brutto, amico/nemico) senza soluzione di continuità, ossia senza il tentativo di riconoscere ed integrare le componenti contradittorie della realtà, è un meccanismo alla base della schizofrenia e degli stati psicotici, ma è anche alla base del pensiero del bambino che affronta inizialmente così l’angoscia delle contradizioni del mondo. Inoltre, nella società attuale, è molto facile vedere questo meccanismo in azione anche negli adulti, basta assistere alla gran parte dei dibattiti politici che contrappongono fascisti vs comunisti, italiani vs stranieri, cristiani vs musulmani ecc. o parlare con qualche tifoso ultras, ossia in tutte quelle generalizzazioni che a costo di una distorsione della realtà operano sul livello dell’angoscia rassicurando che esistono i buoni ed i cattivi, gli amici ed i nemici ed in questo modo semplificano la complessità.

Conclusioni

I meccanismi di difesa sono processi che la mente compie in modo inconscio, servono a mediare tra la realtà esterna ed il proprio mondo interno. Hanno una funziona adattiva per la maggior parte del tempo, ma possono trasformarsi in risposte automatiche e rigide e perdere così le loro qualità positive. Il loro uso, e la loro preferenza nell’uso, può dipendere dal temperamento innato, dalla risposta agli eventi di vita, dall’esperienza o dall’apprendimento. Sono stati classificati in un continuum che va dalle difese più arcaiche o primarie, (ritiro, diniego, controllo onnipotente, idealizzazione e svalutazione primitiva, proiezione e introiezione, scissione) a quelle più mature o secondarie (rimozione, regressione, isolamento, annulamento, volgersi contro il sé, spostamento, formazione reattiva, capovolgimento, identificazione, acting out, sessualizzazione e sublimazione). Ogni profilo di personalità si contraddistingue per un tipico pattern di difese, quando il loro uso è troppo massiccio e rigido si può parlare di disturbo di personalità.

Bibliografia

Freud S., (1923), Nevrosi e psicosi, in Opere, Boringhieri,  Torino 1977

Kernberg O.F., 1975, Sindromi marginali e narcisismo patologico, trad it. Bollati Borlinghieri, Torino 1980

Laughlin, H. P. (1970), The ego and its defenses, Jason Aronson, New York

Lingiardi V., (1996), I disturbi della personalità, Il Saggiatore, Milano

McWilliams N., (1994) La diagnosi Psicoanalitica, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1999

Per approfondire

Sul meccanismo dell’identificazione proiettiva

Un elenco sintetico dei meccanismo di difesa

Su Kernberg ed i disturbi della personalità

Sulla definizione di relazioni oggettuali