Narcisismo: disturbo di personalità

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Narcisismo: disturbo di personalità 2016-10-13T18:04:43+00:00

Narcisismo: tipo di personalità o disturbo psicologico?

Molto viene detto, spesso a sproposito, rispetto al tema del narcisismo e delle persone considerate “narcisiste”, confondendo luoghi comuni, aspetti “normali” ed aspetti “patologici”. Avere un’organizzazione di personalità di tipo narcisistico non è di per sé una patologia, è solo un modo per definire quel tipo di persone che attribuiscono una grande importanza per la propria autostima alle conferme che provengono dall’esterno. Una persona con tratti narcisistici cercherà, più di altri, l’approvazione come fonte di orgoglio e sfuggirà alla critica, ma infondo sarà ancora in grado di riconoscere il proprio vero valore e quello altrui. Inoltre, ognuno di noi può riconoscersi in atteggiamenti o reazioni di tipo narcisistico. Possiamo tutti, in momenti di difficoltà, usare come difesa l’arroganza (“Tu non sai chi sono io!”) e la svalutazione (“Perché io sono io e voi non siete un cazzo” direbbe il Marchese del Grillo), vantarsi dei propri successi o idealizzare qualcun altro, un amante, un maestro, per poi attribuirsi i successi altrui come se fossero propri (“mio figlio è davvero bravo, non poteva essere altrimenti, è mio figlio!” o “il mio insegnate è davvero un genio, sono stato istruito dal migliore, non posso sbagliare” ecc.). Tratti di personalità, atteggiamenti e reazioni narcisistiche sono molto comuni e l’osservazione clinica dimostra che sono in continua crescita. E’ probabile che siano il prodotto di un modello di società molto competitivo e molto superficiale, in cui l’apparire sembra essere più importante dell’essere. L’impatto dei social network ed il profondo cambiamento tecnologico nelle comunicazioni umane hanno probabilmente incoraggiato immagini immediate a discapito di relazioni più profonde, l’impressione che facciamo agli altri, acquista un valore maggiore di valori quali l’integrità, la sincerità, l’affidabilità che necessitano di tempo per poter essere viste ed apprezzate. In termini analitici, la persona che per Jung (1928) è quella parte di sé che si mostra al mondo identificandosi con un ruolo o una professione e reprimendo le proprie differenze individuali, ha sostituito il Vero Sé. Siamo connessi con centinaia di persone, a molte delle quali non abbiamo mai rivolto la parola, né dal vivo, né virtuale, ed in questo mare di affollata solitudine, ognuno tenta di distinguersi mettendosi in mostra. Ma per il narcisista patologico, ossia chi soffre di un disturbo di personalità narcisistico, la fame di riconoscimento, l’utilizzo degli altri come fonte di approvazione, la preoccupazione per sé, è così intensa, per frequenza e volume, da superare ogni altro obiettivo. Tutti i narcisisti hanno in comune un senso interno di inferiorità, inadeguatezza, vergogna, che tentano di compensare o idealizzandosi o svalutando gli altri.

Come si diventa narcisisti?

L’attenzione verso il narcisismo ha avuto origine con i primi psicoanalisti. Lo stesso Freud (1914) ha tentato di distinguere un “narcisismo primario” sano ed uno secondario patologico. Secondo Freud, il bambino deve attraversare una fase di iperinvestimento su sé stesso, solo cosi avrà poi la forza ed i mezzi per affrontare ciò che è altro da sé. Per lui, il narcisista patologico è rimasto, per qualche motivo, fissato in questa prima fase, manifestando quindi un sé grandioso infantile. Le teorie di Freud però mal si adattavano a descrivere appieno le dinamiche narcisistiche e per molti anni i narcisisti hanno avuto fama di essere pessimi pazienti da trattare con il metodo psicoanalitico. Inoltre, solo alcuni narcisisti manifestano apertamente un Sé grandioso, ed oggi quella studiata da Freud risulta solo una sottocategoria di quello che oggi definiamo disturbo narcisistico.

I lavori di autori come Kohut, Kemberg, Lowen e altri, facendo leva su concetti sviluppati successivamente, hanno spostato l’attenzione da un modello basato sul conflitto intrapsichico e le pulsioni ad un modello di deficit e di relazione. In altri termini, si sono soffermati sulla ferita che il bambino subisce ad opera del proprio ambiente famigliare, come il fallimento della funzione empatica della madre, incapace di rispondere adeguatamente ai bisogni affettivi del figlio o di verbalizzare e distinguere le emozioni, o le elevate aspettative genitoriali sulle prestazioni del bambino a fronte di un distacco emotivo. Alice Miller (1975), ad esempio, sosteneva che i bambini particolarmente dotati, rischiano di essere utilizzati inconsciamente come estensioni narcisistiche dai loro genitori, ossia di diventare “oggetti” necessari per il mantenimento della autostima parentale, finendo a loro volta per sviluppare una personalità narcisistica. Hanno, secondo l’autrice, una reale importanza per i propri genitori, ma non per quello che sono, ma per la funzione che svolgeranno. I narcisisti sono stati bambini non visti come individui distinti, ma come prolungamento dei propri genitori, di loro è stata amata ed incoraggiata solo quella parte che corrispondeva all’ideale genitoriale. Non è un caso, ad esempio, che siano stati incoraggiati/obbligati a fare lo sport che faceva il padre, ad inseguire il sogno di diventare ballerina della madre, a colmare, in diversi modi, i progetti ed i sogni non realizzati dalla generazione precedente. L’ambiguità insita nel messaggio di essere amato, ma solo se soddisfa le aspettative altrui, renderà difficile, per il bambino, essere sincero nel mostrare le proprie emozioni ed i propri desideri, per paura di essere rifiutato o umiliato. La vergogna, ed il suo evitamento, diventerà un punto centrale nella personalità del futuro narcisista.  

Chi è un narcisista?

Appurato quindi che esistono diversi livelli di narcisismo, che vanno da un livello minimo che corrisponde ad avere reazioni o comportamenti considerati tali, ad una personalità non patologica con tratti narcisistici, per finire ad un vero e proprio disturbo di personalità narcisistico anch’esso con molteplici sottocategorie e gravità, cosa è un narcisista? Il narcisista è una persona con una scarsa autostima, che abbisogna di continue conferme esterne per non sentirsi “vuoto” e non adeguato, la severità con il quale giudica i propri errori è la stessa con la quale sottolinea quelli altrui e prova un reale disprezzo verso l’incompetenza. Al narcisista è stato insegnato che per essere amati bisogna essere i migliori, ma non è stato insegnato cosa sia l’amore e spesso non sono in grado di provarlo. Se chiedi ad un narcisista se ha mai amato, risponderà: “Non lo so!”. Può innamorarsi, idealizzare qualcuno o qualcosa, ma non riesce ad integrare ed accettare le parti buone e quelle cattive che è in ognuno di noi, perché a sua volta nessuno ha accettato i suoi lati oscuri. Ha assoluto bisogno degli altri, ma i sentimenti che prova per loro sono superficiali. E’ spesso una persona perfezionista, di successo e competitiva non perché desideri vincere a tutti i costi, ma perché ha bisogno di non fallire a tutti i costi. E’ cresciuto in un ambiente in cui la sua vittoria è sempre stata data per scontata, qualcosa di cui neppure rallegrarsi, ed in cui, invece, ogni suo fallimento ha provocato una reazione di svalutazione o distacco. E’ il bambino che torna a casa con un 8 in pagella ed i genitori gli chiedono perché non ha preso 10, a cui viene chiesto di eccellere nello sport, nell’arte, nello studio contemporaneamente e che non ha tempo per avere amici. Vince, perché la vergogna della sconfitta è troppo grande per lui, e spesso prova invidia per quelle doti o capacità che vede negli altri e che crede di non avere. La convinzione interiore è che se sono migliore di te, sarò più amato di te. Ha paura che ammettere un suo errore o mostrare una debolezza dia all’altro una potente arma con il quale ferirlo, per questo difficilmente chiede scusa o prova rimorso (equivarrebbe ad ammettere un errore) o prova gratitudine (significherebbe ammettere di aver bisogno dell’altro e quindi essere vulnerabili ad un suo rifiuto) (McWilliams,1994).

Narcisista in analisi    

Una psicoterapia di stampo psicodinamico con un cliente narcisista è possibile alla luce delle nuove teorie analitiche e al cambiamento della prassi clinica. E’ comunque raro che un narcisista chieda aiuto, perché questo contraddice la propria organizzazione di personalità che si basa sul non dipendere dagli altri e non ammettere i propri difetti, proprio per questo, quando lo fa è già sulla strada di un cambiamento. Nella pratica clinica, i narcisisti portano spesso il tema di una scelta cruciale che non riescono a prendere da soli e che ruota intorno ad un aspetto di forma più che di sostanza: “Quale lavoro è più prestigioso? Quale università garantisce maggiore competenza? Quale amante è più desiderabile? ecc.” Oppure avvertono un senso di vuoto e depressione perché le persone intorno a loro si sono stancate della loro scarsa empatia e le hanno allontanate, o ancora, arrivano in terapia a causa di una problematica sessuale. Sono, infatti, spesso amanti freddi e meccanici.

Non esistono farmaci efficaci per i disturbi di personalità, motivo per cui il nuovo DSM, il manuale diagnostico più utilizzato in psichiatria, stava per escludere, malgrado la mole di osservazioni cliniche, il narcisismo dalle patologie della personalità. La psicoterapia rimane la strada più efficace attraverso cui i clienti narcisisti possono imparare ad esplorare le proprie zone d’ombra, accettarle ed a smontare il falso Sé che hanno costruito negli anni.

Bibliografia

Alice Miller (1975) Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sè, Boringhieri Editore, Torino 1997

Carl Jung (1928) L’Io e l’inconscio, in Due testi di psicologia analitica, Opere vol 7, Boringhieri, Torino 1983

Nancy McWilliams (1994) La diagnosi Psicoanalitica, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1999

Sigmund Freud (1914) Introduzione al Narcisismo, Opere vol 7¸Boringhieri, Torino 1976

Per approfondire

Sul concetto di Narcisismo potete leggere:

http://www.psychomedia.it/pm/modther/probpsiter/ruoloter/rt63-64.htm

spiweb.it/