Ludopatie: Gioco d’azzardo patologico (GAP)

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Ludopatie: Gioco d’azzardo patologico (GAP)

Il gioco d’azzardo patologico è oggi un disturbo riconosciuto, ma in Italia è solo da pochi anni (2012) che il problema è stato recepito a livello governativo. I forti interessi economici sono un evidente ostacolo a politiche sociali di prevenzione e di cura. La fascia d’età del giocatore patologico si sta sempre più abbassando, complice anche l’utilizzo delle nuove tecnologie che hanno sostituito l’idea della bisca malfamata con le asettiche ed accattivanti app da cellulare. Molti modelli psicologici, sociologici, antropologici cercano di interpretare il fenomeno, e forse tutti sono utili per avviare un trattamento multimodale. Nel seguente articolo cercherò di sviluppare questi punti.

Il gioco d’azzardo: cosa è?

Il gioco è un elemento fondamentale della vita dell’uomo. Winnicott ha sottolineato in molti suoi scritti l’importanza che riveste nel bambino e nell’adulto per sviluppare la capacità di esplorare il mondo esterno ed interno, di utilizzare la propria creatività e nel complesso per sviluppare il proprio Sé. Molti altri autori hanno sottolineato l’importanza del gioco come momento di socializzazione, di confronto, di crescita. Attraverso il gioco è possibile fare esperienza di alcune situazioni di vita in un contesto protetto dalla finzione, di agire come se fosse vero e prepararsi a vivere situazioni reali. Non è quindi l’attività ludica di per sé a dover essere oggetto di attenzioni in senso clinico, ma lo è il significato simbolico e l’(ab)uso che ad essa viene associata in contesti differenti.

I giochi possono essere classificati a seconda di quanto sia determinante una di queste componenti: alea (fortuna), agon (competizione), Mimicry (imitazione), ilinx (vertigine) (Callois, 1958). Il lotto, ad esempio, è un gioco di pura fortuna (alea), il poker è un mix fra componenti di fortuna (alea) ed abilità (agon), gli scacchi sono un gioco d’abilità (agon), la roulette russa è un gioco che si basa sull’emozione del terrore (ilinx). E’ considerato gioco d’azzardo tutto ciò che ha come prerogativa la componente alea e vi è un rischio in termini di perdite e vincite di denaro.

Il gioco d’azzardo: dati sulla diffusione

Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è un fenomeno in continua ed esponenziale crescita nel nostro paese, Sistema gioco Italia ha stimato a fine 2014, a 790 mila le persone affette da GAP, e più del doppio sono i giocatori potenzialmente a rischio. Secondo il Codacons si riscontrano forme di dipendenza dal gioco d’azzardo patologico nel 50% dei disoccupati, 17% dei pensionati, 25% delle casalinghe e nel 17% dei giovani tra 15-18 anni. Quest’ultima percentuale sembra aumentare a ritmi vertiginosi (si parla di un aumento del 13% annui). (per approfondire)

I dati della diffusione di questo fenomeno sono sempre incerti e gli organi ufficiali, riportano dati differenti, quasi a sottolineare la difficoltà a stare al passo con la stima della sua diffusione. Nel momento in cui leggerete questo articolo, saranno di certo disponibili dati più aggiornati e diversi da quelli riportati, ma quello che risulta evidente è che la maggiore preoccupazione è rivolta, contrariamente a quanto era creduto in passato, non alle categorie dei pensionati o delle casalinghe, ma ai giovanissimi che hanno facile accesso, attraverso cellulari e tablet, ad una infinità di app per le scommesse online.

Per anni la ludopatia non è stata considerata una malattia per lo Stato italiano (mentre lo era per l’OMS), una anomalia a cui il Decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158 convertito con modificazioni dalla Legge 8 novembre 2012, n. 189, ha cercato di porre rimedio inserendo la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia. Ma è lo Stato stesso il maggiore beneficiario della ludopatia, poiché il gioco d’azzardo fattura oltre 80 miliardi annui, mentre i costi sociali ammontano attualmente a 7 miliardi annui. Non a torto viene considerata la terza industria italiana. Questi dati possono quindi suggerire una spiegazione in termini di guadagni economici rispetto al ritardo con il quale si è iniziato a porre dei limiti alla sua diffusione e alle forti contraddizioni rispetto alle politiche sociali di prevenzione.

Identikit del giocatore d’azzardo

Come facilmente intuibile, gli studiosi tendono a dividere in tre grandi macrocategorie i giocatori: i giocatori non problematici (quelli per cui il gioco riveste essenzialmente un aspetto sociale), i giocatori problematici (sono quelli che non hanno un pieno controllo sul gioco e il loro comportamento mette a rischio il loro benessere economico e familiare), ed i giocatori patologici (il gioco è una vera e propria malattia con costi personali, sociali ed economici altissimi) (Lavanco, 2006)

In modo più approfondito Guerreschi (Guerreschi, 2003) ha ritenuto opportuno differenziare 6 macrocategorie di giocatori d’azzardo:

  • Giocatori patologici per azione: il gioco d’azzardo è diventato il centro della loro vita, l’azione, sebbene ripetitiva e costante, li mantiene in vita, sono alla ricerca di emozioni forti. Il gioco ha danneggiato la sfera familiare, lavorativa e sociale.
  • Giocatori patologici per fuga: la ricerca del gioco è, per questi giocatori, basata sulla scarica della tensione, permette loro di avere l’illusione di trovare sollievo da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione. Non cercano eccitazione, ma l’ottundimento dei sensi.
  • Giocatori sociali costanti: il gioco è visto come una attività ricreativa, sebbene possa essere svolta frequentemente. Il loro comportamento è controllato e lucido.
  • Giocatori sociali adeguati: si gioca per passatempo, per socializzare e per divertimento. E’ la categoria più rappresentativa tra gli adulti.
  • Giocatori antisociali: coloro che si servono del gioco al fine di ottenere guadagni illegali.
  • Giocatori professionisti: non sono una categoria patologica, ma persone che hanno deciso di investire nel gioco come fonte di reddito.

I giocatori patologici per azione e per fuga, sono le cosiddette “vittime del gioco” sebbene questa espressione non renda giustizia alla complessità di motivazioni dietro questo comportamento patologico. Non è la tipologia del gioco in sé a rendere “schiavi” dell’impulso irresistibile ed irrefrenabile al comportamento disfunzionale, ma lo è piuttosto quel complicato intreccio di caratteristiche personali, ambientali e sociali.

Perché si diventa giocatori d’azzardo patologici?

Sono molti i modelli interpretativi del fenomeno e la loro eterogeneità tradisce l’ attuale fermento, ma anche indeterminatezza, sull’argomento. Per questioni di sintesi, mi limiterò ad elencare i principali, e consolidati, approcci.

Psicoanalitico: Il gioco d’azzardo è una forma di auto-punizione: la coazione a ripetere è alimentata dal bisogno di perdere che serve ad espiare i sensi di colpa innescati dalla pulsione sessuale. E’ quindi sia un’attività erotizzante sia una forma di masochismo. Altre interpretazioni di stampo psicoanalitico tengono conto dell’onnipotenza generata dalla vincita e dalla continua ricerca di dimostrazioni di autoefficacia collegate a disturbi narcisistici. In ogni caso, il gioco permette di scaricare la tensione sessuale e compensare gli equilibri della psiche.

Cognitivo: Il problema principale risulta essere nell’errata idea di poter controllare il caso, vi è una scarsa conoscenza delle leggi della statistica ed una irrealistica capacità di prevedere gli eventi basate su sporadiche vincite che sfiora il livello del pensiero magico infantile. Il giocatore avrebbe un’idea di efficacia basata sulle vincite, ma non terrebbe conto delle numerose perdite.

Comportamentale: Il gioco patologico è alimentato da un sistema di rinforzi e premi, il cui stimolo principale è dovuto al denaro vinto sporadicamente ed all’eccitazione del gioco costantemente presente al di là della vincita materiale.

Psicosociale: Il giocatore patologico è una combinazione di fattori caratteriali (personalità con caratteristiche di immaturità, insicurezza, scarsa autostima, impulsività) e ambientali (facilità di accesso al gioco, desiderabilità sociale da parte di alcuni gruppi, disponibilità economica).

Biologista: non mancano studi che cercano di ricondurre ad una alterazione del sistema nervoso centrale, o a specifici geni.

Trattamento del gioco d’azzardo patologico

La letteratura sul gioco d’azzardo patologico (GAP) è molto vasta e variegata anche a fronte delle ripercussioni economiche e sociali. Molto altro può essere detto, ad esempio, sulle tappe che solitamente il giocatore patologico attraversa nella sua “carriera”. La descrizione del fenomeno è sicuramente un primo passo per la sua conoscenza, e forse per molti è necessaria per poter prendere consapevolezza del proprio problema. “Se ne esce?” Immagino questa sia la domanda che chiunque si sia riconosciuto nelle descrizioni precedenti si sia posto. Il GAP è una vera e propria dipendenza e non a caso viene spessa accostata alla tossicodipendenza. Ha una sua fase iniziale da “luna di miele” che ben presto lascerà il posto alla disperazione. La disperazione fa fare cose stupide, a volte fatali, e non va sottovalutata. Se siete un famigliare di un giocatore patologico, ponete grande attenzione ai suoi segnali di malessere. Nuovamente “Se ne esce?”. Si, se ne può uscire, trattando con attenzione tutti i livelli di interpretazione sopra esposti, ridando senso a quello che sembra un comportamento senza senso, decostruendo e ricostruendo i significati simbolici ed i contesti in cui il comportamento disfunzionale si è sviluppato. Un trattamento efficace deve mantenere un approccio multimodale, che non sposi in modo ottuso uno o l’altro modello teorico. E’ insensato credere che basti una spiegazione sulla regole della statistica a scardinare l’intero sistema di comportamenti disfunzionali fatte di bugie, di debiti, di non detti, o che basti non avere disponibilità economica per smettere di giocare (il giocatore si indebita proprio perché non ha e non avrà mai sufficiente disponibilità economica per soddisfare il suo impulso), allo stesso tempo però è assurdo pretendere un “gioco responsabile” (parafrasando un ipocrita slogan pubblicitario) o un comportamento responsabile riguardo il gioco a chi ha dato ampia prova di essere “irresponsabile”. Questo significa spesso non trattare il giocatore solo come individuo problematico, ma anche come persona all’interno di un sistema (spesso famigliare, a volte sociale) problematico. La questione delle politiche sociali di prevenzione, più volte sollevata in questo articolo, non è secondaria, perché se è vero che la frequenza con la quale ci si imbatte nelle slot machine o nelle sale scommesse non genera, di per sé, una dipendenza dal gioco, è pur vero che questa incide nel rendere socialmente “accettabile” la giocata. La ripetizione dello stimolo lo rende appetibile come ben sa chi si occupa di pubblicità. Bisogna prendersi cura di ogni aspetto del GAP, da quello della prevenzione, a quello della riduzione del danno, a quello del trattamento delle fasi acute, a quello dell’introspezione e del cambiamento. E’ un processo lungo e delicato in cui il sostegno famigliare gioca un ruolo fondamentale. La psicoterapia, qualsiasi sia l’orientamento del terapeuta, non deve avere come unico scopo la riduzione del sintomo, ma lo svelamento del suo significato simbolico. Cosa si cerca di ottenere giocando? Quale è il significato della perdita per quel specifico giocatore, in quella particolare famiglia, in quel determinato contesto socioculturale? Se immaginiamo che l’anziano pensionato giochi per noia o per solitudine, possiamo dire lo stesso del giovane adolescente? e dell’operaio? e dell’affermato professionista? Diverse motivazioni significano che dietro allo stesso sintomo si possono nascondere processi psichici individuali molto diversi, compito della psicoterapia ripotarli alla luce in modo da poter essere osservati e se necessario modificati.

Bibliografia

Callois (1958). Les yeux et les homes. Le masque et la vertige (trad. it. I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine. Milano: Bompiani, 1981).

Guerreschi (2003), Il gioco d’azzardo patologico. Liberati dal gioco e dalle altre nuove dipendenze, Ed. Kappa, Roma.

Winnicott (1981), Gioco e realtà, Armando Editore, Roma.

Lavanco (2006), Elementi di psicologia di comunità, McGraw-Hill, Milano.

Venuleo, Salvatore (2008), Una lettura semiotica del gioco d’azzardo, scaricabile qui

 

About the Author:

Psicologo, Psicoterapeuta, esperto in psicodiagnosi, gruppoanalista.Co-direttore del Centro Temenos, lavora a Bari. Negli ultimi anni si è occupato della divulgazione scientifica al grande pubblico dei temi della psicologia e della psicoterapia.

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