Depressione: cosa è? come si cura?

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Depressione: cosa è? come si cura? 2016-10-13T19:14:11+00:00

Cosa è la depressione?

Esistono in rete molti articoli che entrano nei dettagli dei criteri utili per diagnosticare la depressione e come distinguere le varie forme depressive (depressione reattiva, depressione endogena, depressione ansiosa, depressione psicotica, depressione secondaria, disturbo depressivo maggiore, distimia, disturbo dell’adattamento con umore depresso, depressione bipolare ecc.). Non voglio addentrarmi nella descrizione di ogni forma che questa patologia può assumere, chi ne soffre sa che esistono delle costanti in ogni sua manifestazione : la bassa autostima, la perdita di piacere e di interesse, la tristezza, i disturbi vegetativi (problemi di alimentazione o del ciclo sonno-veglia), la perdita di energia. A chi invece non ha mai avuto la sventura di venire in contatto con la depressione, posso, spiegarla in questo modo: chi soffre di una depressione reattiva ad un evento luttuoso o traumatico, non attraversa il normale lutto in cui crede che il mondo esterno si sia impoverito di qualcosa (come la perdita di una persona importante), ma sente piuttosto che qualcosa del proprio mondo interno e del proprio Sé sia andato perduto per sempre (Freud, 1917). La sensazione di essere profondamenti sbagliati, rotti, indegni di amore, perennemente in colpa è la condizione con la quale si convive durante la depressione.

Disturbo dell’umore o di personalità?

 Vi è una distinzione diagnostica che ritengo utile per pianificare un trattamento terapeutico: il disturbo dell’umore, ossia lo stato di depressione clinica (anche se può perdurare per anni), ed il disturbo di personalità depressivo (che è costante anche quando i sintomi non sono evidenti). Questa differenza è fondamentale per il trattamento e la cura, poiché se il primo risponde bene ad un approccio farmacologico, nel secondo caso questo è quasi del tutto inutile. Inoltre se in un disturbo dell’umore i meccanismi di difesa psicologici interessati (introiezione, rivolgimento contro la propria persona, idealizzazione) (McWilliams, 1994) sono solo temporaneamente predominanti, nel disturbo di personalità depressivo essi sono utilizzati costantemente e in modo massiccio. La personalità è un derivato di fattori ambientali, genetici e sociali (leggi qui per approfondire), costituitosi col tempo e con continue ripetizioni, per questi motivi la psicoterapia psicodinamica è lo strumento più adatto per affrontare il problema.

 Da dove nasce la depressione?

 Molte ricerche affermano che la disposizione alla depressione sia legata a fattori biologici e genetici. Diversi, infatti, sono gli studi che stabiliscono una ricorrenza statisticamente significativa di disturbi dell’umore all’interno della stessa famiglia, ma è alquanto difficile stabilire in che misura sia la genetica ed in quale altra sia il comportamento di genitori depressi a creare le condizioni perché la depressione si trasmetti di generazione in generazione (McWilliams, 1994). Gabbard (Gabbard, 2000) nell’elencare i risultati ottenuti nello studio genetico della depressione, rimarca come le esperienze personali giochino un ruolo fondamentale nell’evoluzione o meno della malattia, mentre i fattori genetici sembrano averne uno minore.

 Come si cura la depressione?

 E’ indubbio che in molti casi, soprattutto quelli più gravi, dove ad esempio sia messa in rischio la vita propria o altrui, un trattamento farmacologico sia fondamentale. E’ impossibile cercare un dialogo con una persona che non si alza dal letto o che sia in piena fase maniacale. Ma la psicoterapia si è dimostrata efficace sia in combinazione con la terapia farmacologica nei casi gravi, sia come unico elemento del trattamento nei casi di depressione minore e di disturbo di personalità. Per molti pazienti l’associazione di psicoterapia e farmacoterapia è particolarmente utile. Eppure malgrado esista consenso nello stabilire l’origine ed il decorso della depressione come derivante da una molteplicità di fattori, l’approccio organicista e di rimozione del sintomo che è risultato il meno efficace nel lungo termine,  è quello più spesso applicato dai professionisti della salute mentale e ricercato dagli utenti dei servizi. Credo, infatti, che in una società che lascia spazio solo ad atteggiamenti vincenti, al “pensiero positivo”, all’apparenza, all’efficienza sopra ogni cosa, la tristezza sia stata messa al bando. Chi soffre di depressione arriva a vivere la sua condizione come un tabù, una personale colpa della propria infelicità di cui vuole solo sbarazzarsi. Chi vive a contatto con una persona depressa, cerca di difendersi da quel buco nero che assorbe tutte le energie e la positività, da quell’eclissi dell’anima che cela la luce, il prima ed il più in fretta possibile. I parenti e gli amici vogliono vedere il sole e negano il buio, ma cercando di evidenziare i successi ed i lati buoni del loro caro, non fanno altro che alimentare il suo senso di colpa per averli ingannati facendogli credere di essere buono. Contemporaneamente l’atteggiamento consolatorio alimenta la sensazione di rifiuto delle proprie parti oscure, e genera una forte distanza empatica, pertanto la persona che soffre di depressione tende maggiormente a chiudersi ed a sacrificarsi. Il non poterne parlare diventa a sua volta causa di malessere perché conferma la propria idea di essere qualcosa di sbagliato e non degno di amore. Bisogna quindi prima ascoltare ed accettare l’oscurità per poter ritrovare la luce.

Per approfondire vi consiglio la lettura dell’articolo della Dott.sa Sonia Petroni qui

 

Bigliografia

 

Freud, (1917), “Lutto e Melanconia”, Opere, Vol 8, Boringhieri, Torino 1976

 

Gabbard (2000), Psichiatria Psicodinamica, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002

 

McWilliams (1994), La diagnosi psicoanalitica, Casa Editrice Astrolabio, Roma 1999